La scelta dei tessuti ecologici è fondamentale per ridurre l’inquinamento.
Ogni anno nel mondo vengono prodotti ottanta miliardi di nuovi capi d’abbigliamento e 5,8 milioni di tonnellate di scarti tessili. In Europa solo un quarto di essi, ovvero 1,45 milioni, viene riciclato, mentre tutto il resto viene smaltito. L’industria del tessile e dell’abbigliamento è infatti uno dei settori economici maggiormente inquinanti, in quanto utilizza enormi quantità d’acqua ed emette un decimo delle emissioni di gas serra presenti nell’atmosfera.
Scegliere tessuti ecologici, prodotti cioè nel rispetto dell’ambiente, degli animali e delle persone che vi lavorano, è una scelta senza dubbio importante

Nel corso degli ultimi anni sono nate moltissime nuove fibre ecologiche che si propongono di produrre senza inquinare l’ambiente.
S.Cafè è un filato prodotto riciclando i fondi del caffè dalla società Singtex, con sede a Taiwan. Questo filato protegge dai raggi UV del sole, asciuga duecento volte più velocemente del cotone, è compostabile e può essere utilizzato per la produzione di abbigliamento sportivo e outdoor. La grande novità rappresentata da questa fibra è che non è necessario nemmeno impiegare energia per produrre la materia prima, perchè questa deriva totalmente dai fondi di caffè che verrebbero altrimenti smaltiti. Una grande azienda che collabora con la Singtex, per il riciclo dei fondi di caffè, è Starbucks.
Una fibra che rappresenta più un ritorno al passato piuttosto che un’innovazione è l’ortica, riportata sulla scena tessile dalla designer tedesca Gesine Jost. L’uomo, sin dall’antichità, ha sempre utilizzato questa fibra, ricavata dall’ortica comune, per la creazione di indumenti. Questa poi è stata soppiantata nel XVI secolo dal cotone, più semplice da raccogliere e da filare. La fibra dell’ortica è molto versatile perché, in quanto cava, mantiene al suo interno l’aria, rendendola un ottimo isolante sia dal caldo che dal freddo e quindi adatta sia per la stagione estiva, sia per quella invernale. Grazie ai numerosi progressi tecnologici, questa pianta è in grado di produrre fibre abbastanza lunghe e resistenti per la filatura, il che la rende ottima, insieme alla sua coltivazione senza l’uso di pesticidi, per una produzione tessile ecologica. Ultimo aspetto, ma importante… non pizzica!
Il MycoTEX è un tessuto, e non una fibra, che nasce direttamente da una particolare specie di fungo che produce dei sottili filamenti bianchi. Brevettato per la prima volta in Olanda, il tessuto viene direttamente modellato da appositi stampi per creare l’abito, che una volta arrivato alla fine della sua vita può essere anche compostato.
Sono diverse anche le aziende italiane che si occupano di produrre tessuti e prodotti tessili ecologici.
Vegea, azienda milanese nata nel 2016, produce l’omonima pelle vegana, chiamata anche “vinaccia” in quanto viene ricavata dagli scarti di produzione dell’industria vinicola. Al mondo ogni anni vengono prodotti ventisei miliardi di litri di vino, dai quali derivano sette miliardi di
scarti tra bucce, semini e raspi, che consentirebbero una produzione di ben tre miliardi di m2 di pelle vegana. Questa nuova produzione rimane per il momento solo in Italia dove è stata creata
una rete di collaborazioni tra l’azienda e molte cantine vinicole. Con la Vegea® sono stati realizzati abiti, scarpe e borse che combinano Moda e Vino, due grandi esempi di Made in Italy.

scarti tra bucce, semini e raspi, che consentirebbero una produzione di ben tre miliardi di m2 di pelle vegana. Questa nuova produzione rimane per il momento solo in Italia dove è stata creata
una rete di collaborazioni tra l’azienda e molte cantine vinicole. Con la Vegea® sono stati realizzati abiti, scarpe e borse che combinano Moda e Vino, due grandi esempi di Made in Italy.
Per rassicurare i consumatori sono nate quindi diverse certificazioni che garantiscono la provenienza effettiva delle fibre utilizzate. Le più comuni sono Gots, per il cotone organico, e NewMerino, per la lana rigenerata.
Non è facile cambiare le abitudini e la mentalità delle persone, ma certamente le si può aiutare a comprendere quanto possa fare la differenza non gettare abiti che semplicemente non piacciono più. Tutto può acquistare una nuova vita. È importante che il concetto di moda sostenibile continui a svilupparsi insieme a tutto ciò che contribuisce all’eliminazione dell’inquinamento ambientale, perché altrimenti il problema non sarà più “non ho niente da mettermi”, ma sarà “non ho un ambiente in cui vivere”.

